CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per la categoria “Trasloco”

Orme

Finisce qui. In questa notte di gelo e freddo quasi polare.
Da aggiungere non c’é nulla.
L’ultimo spenga la luce, chiuda la porta e lasci le chiavi in portineria.
Ciascuno di voi ha una nuova casa e ha riallacciato le vecchie amicizie.
Bene.
Qualcuno avrà anche deciso che il suo tempo é finito.
Che la vita gli sia lieve.
Qualcuno, il più distratto domani passerà e troverà chiuso.
Peccato.
Qualcuno se ne andato già da tanto tempo e questa notizia lo stupirà, forse. O gli scivolerà addosso.
Normale.
Qualcuno avrà pensato anche di prender casa quì. in fondo ora c’é più spazio.
Fuori tempo massimo.
I più, non ci credono ancora. Sperano nel miracolo finale. In un esausto “deus ex machina”.
Commovente.
Per me, un’altra pagina scritta. Ne ho cominciata a scrivere un’altra. Buona fortuna a tutti.

Noi, quelli del ’54.

Questo é stato l’ultimo post che ho lasciato su SPLINDER, la notte del 31 gennaio, ieri sera dunque.

Oggi per curiosità ci sono passato stamani e … Sapete bene cosa ho trovato. Non il nulla, bensì una sorta di aggregatore (?).

Avrei preferito uno di quegli avvisi che ogni tanto compaiono: “ERROR 404 etc,,,” oppure “APACHES – page not found”.

Avrebbe dato un senso a tutto quello  smarrimento provato nei mesi scorsi. L’incrociarsi di consigli, di link, di siti da un blogger all’altro. Gli smanettoni che mettevano a parte del loro sapere, la maggior parte dei poveri sfrattati della blogosfera. Le ore passate a traslocare le nostre idee, che oramai erano state di tutti. Gli insuccessi di quel trasloco o lo svolgersi dell’ordinata migrazione, senza perdere nulla di quanto scritto, di quanto detto. Sorrisi e lacrime. Insulti e offese. Sguardi rancorosi oppure parole di stima e affetto. Storie di amicizie virtuali che in alcuni si si sono trasformate in reali. Gli incontri anche frequenti di tanti che attraverso il blog hanno ampliato conoscenze, innestato amicizie e chissà: trovato l’amore.

Per molti più di un decennio  di appuntamenti con se  e gli altri, che hanno permesso di valutare la crescita personale di ciascuno. C’é chi l’ha vissuto il tempo dei pionieri, c’é chi é arrivato quando tutto si stava smorzando, quasi si avvertissero i rantoli di un’agonia improvvisamente annunciata.

Annunciata dalla comparsa di altri “social-net”.

Più aggressivi, più pronti e facili. Dotati dell’immediatezza, connotati più dalla “pancia” che dalla “testa”. Giornali e non libri.

Come diceva Guccini: “un altro giorno é andato, un’altra musica é finita …”

Quella musica é finita. Adesso c’é un altro spartito da riempire. Righe da completare con le nostre orme.

Allora … allora musica … Maestro.

Annunci

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM

Sì, miei cari amci, sodali e non dell’ovalità del mondo,

Se non mi é partito l’embolo, lo sento  pronto però. E’ lì che si é già messo in posizione di partenza.

Non sono andato fuori come un poggiolo e del tutto. (come qualcuno potrebbe supporre e non si vergonerebbe assolutamente a dire vd. in proposito la Leonessa e qualche sua Allegra Comare)

NO, miei unici patatoni. Ma avete visto bene la mia stanza. Ai  più arguti non é certamente sfuggito il fatto che improvvisamente nell’angolo degli archivi i mesi e gli anni si sono moltiplicati in maniera esponenziale (?) …  massì esponenziale.

Apodittici, compaiono ora gli anni, che vanno dal settembre 2008 ad oggi. Questo perché? Perché lanciato a NordOvest di me stesso, a mia completa insaputa, soprattutto dei due neuoroni TRANZO E SCIALLO che abitano agevolmente quella cosa che sostengo essere la mia scatola cranica e in spregio alla manciata di sinapsi, che gioco forza tengono loro compagnia le CIAMPORNE, con un blitz degno dei GIS, dei NOCS, del CONSUBMIN, dei NAVY SEALS e chi più ne ha, più ne metta attraverso le indicazioni che mi aveva dato a suo tempo KLIMT77  e con l’aiuto del lavoro prezioso e mai ben lodato dello staff di LOGGA.ME, ho RECUPERATO TUTTO il mio blog.

Altro che baubaumiciomicio!! Altro che programmino salvatutto di Splinder-Splendor, che naturalmente non funge.

Quì carta canta !!! Troverete i post che più mi stanno a cuore. troverete i vostri commenti e anche quelli di blogger, di cui si sono perse le tracce o forse sapete dove sono , ma se non  me lo dite fa nulla!

GIOIA, GAUDIO, TRIPUDIO.  Quasi quasi mi merito un cioccolatino. Mentre scrivo ne assaporo il finissimo gusto, l’aroma mi permea la bocca e tittilla in maniera quasi lasciva le papille gustative. Cioccolato nero, extra-fondente. Ah, il nettare degli dei é giusto premio a chi, quasi per gioco ha tentato e questa volta ci é riuscito. Adesso non so perché, mi trovo in pace con me stesso.

BABBO NATALE mi ha portato un dono inaspettato. Non solo a me, ma anche a quelli che si prenderanno la briga di scorrazzare nelle mie stanze. Naturlmente , ça va sans dire, non  mettete troppo in disordine. Ci sono pezzi d’antiquariato e alcuni sono delicati, ma conto sui vostri modi di gentiluomini. Per le gentil donne quanto detto sopra non ha valore. La squisitezza e il garbo sono  il loro naturale passepartout, quindi.

Quindi condividete con me la felicità del momento. Grazie.

Quelli del ’54

Nel settembre 2008 scrivevo quello che leggerete tra poco. Se avrete voglia di leggerlo. Sono uno dei tanti transfughi da Splinder, che per ragioni, che non hanno quella grande importanza, ha fatto trasloco. Quel che scrissi e il suo sognificato vale allora, come ora. Non é un proclama, né una minaccia, né un cortese avvertimento. Allora era una sorta di “Chiamarsi dentro”. Richiamare quelle parti nascoste, metterle al miscroscopio e poi misurarsi con il mondo. Nelle righe che verranno ci sono io e credo tanti come me. mai sazi di niente e stufi di molto. Tanti cui la vita ha regalato molto e altrettanto ha tolto. Patetico. Forse, ma é meglio dichiararsi per ciò che si é e non millantare. Di buffoni e di potenti che millantano di questi tempi c’é un esubero e per quelli neppure un’ora di cassaintegrazione.

Ho detto quasi tutto. Il resto verrà con il tempo e con la voglia.

 Si va ad incominciare

Noi quelli del ’54 non,lasciamo indietro gli amici. Quelli del ’54 sono i figli della ricostruzione e ancora adesso, visto che l’arte l’hanno appresa ricostruiscono ogni giorno questa Italietta di vippotti, velonze,calciobimbi nani e ballerine e lo faranno per ennumeri (Sentito il vento che spira da Arcore…). Quelli del ’54 che hanno giocato con le figu a muro a mazzetto e a lancio. Quelli del ’54 che hanno giocato con le biglie a buca,spanna o bocciare (Si usano solo gli indici, non trassiamo). Quelli del ’54 che hanno portato i calzoni corti (Alla zuava d’inverno, almeno quello …) fino in terza media. Quelli del ’54 che per la rivoluzione del ’68, non avevano nulla da mettere e poi trasudando testosterone, come cinghiali, avevi il tempo di gridare “Viva Marx, viva Lenin, via Mao “. Ma quando mai, avevi il tempo per il basket, il rugby e cominciavi ad usmare la “bignola”. Quelli del ’54 che hanno scoperto l’eskimo e le Clark, anzi le Gasparotto (costavano meno e fungevano lo stesso) e allora sì che avevano qualcosa da mettersi, ma è arrivato il ’77 e le macchie rosse sulla pelle non erano eruzioni acnee o eritemi giovanili, ma fori di pallottole.Quelli del ’54 che negli anni grandi hanno visto e sentito i “Santana”, i “Genesis” (Ancora con Peter Gabriel) al “Ruffini” di Torino, ed era come Woodstock (visto e rivisto anche il film). Quelli del ’54 che hanno urlato e cantato come matti ai concerti di Guccini e ne hanno profuso a piene mani con i figli (Ricevendone prima conati di vomito, poi non riesco più a trovare i CD, perchè sequestrati e frustati con ardore adolescenziale dalla prole). Quelli del ’54 che ascoltano e cantano anche se stonati ancora adesso: P.F.M., Il Banco, i Nomadi e De Andrè (Con il vate di Pavana, un gigante) e che basiscono a sentire questi quattro spernacchiotti che muovendosi peggio degli oranghi (creature meravigliose) sostengono di cantare. Quelli del ’54 , che hanno visto morire un secolo e nascere un millennio. Quelli del ’54 che hanno il pudore di confessare di aver vissuto, perchè hanno ancora un po’ di pudore. Quelli del ’54 che si emozionano per l’arcobaleno, che stupiscono per un’alba o un tramonto.Quelli del ’54 che si vergognano un poco delle loro emozioni e credono che i sentimenti, i valori della vita debbano essere trasmessi alle generazioni a seguire e poi si pentono amaramente di averlo fatto, quando i loro figli per queste emozioni, valori, sentimenti vengono sbeffegiati (Purtroppo ne sono stato attonito testomone). Quelli del ’54 che hanno superato il Capo Horn della propria vita e adesso di bolina o di gran lasco navigano sul finire dell’estate del proprio esistere. Quelli del ’54, che meno male che abbiamo ancora due stagioni piene e speriamo di godercele. Quelli del ’54 che hanno deciso di aprire la porta ad altre persone, ad altre idee, al confronto o semplicemente sfogarsi. Urlare nel mare magno della rete il proprio sconcerto, la propria rabbia,frustrazione, incazzatura. Servirà, non servirà? Non lo so e sinceramente, non sono così goloso di ricevere nè lodi sperticate, nè dure reprimende. Io scrivo, mi misuro con il mezzo e se quello che faccio non ha riscontro per gli altri, bèh ha riscontro per me. Pare bizzarro che per uno che non ama particolarmente il mare, ma adora la montagna, chiamarsi, soprannominarsi “CapeHorn”. Lo ripeto ho svoltato i 50 anni.Noi, quelli del 54 che si sono ritrovati all’ennesimo trasloco della loro vita, senza saper chi e cosa ringraziare. Che sentono ancora forte il vento di questi giorni, un garbino teso e freddo, che li riporta indietro.Noi, quelli del 54 che sanno andare di bolina e meno male che hanno imparato. Noi, quelli del 54 persi sicuramente a Nord Ovest di se stessi. Quel NO che ti segna e non perché sfoghi i tuoi umori levando un dito o un braccio. Perché quello, il NO, dove abita quel vento che porta del nuovo: il maetrale; cha va a governare il tuo modo d’essere, di vivere, di compatire quello che la vita ti offre e quello che tu puoi offrire alla vita. Son quel che sono, un’altro viandante che ha preso su di se la responsabilità delle proprie scelte. Che deve averle per dichiararsi uomo, almeno a se stesso. Noi, quelli del ’54

Navigazione articolo