CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per la categoria “Vagabondaggi”

Vado … Ma poi torno …

Vado … Ma poi torno.

Partiamo , Artemisia, la mia ed io. Ci concediamo una vacanzuccia, una vacanzina ina … ina. Andiamo a trovare vecchi amici. Vecchi di antica data e non perché appartengano al Giurassico, badate bene. Tzè.

Lasciamo la Leonessa di guardia. Lei e il feroce Ligabue, gatto rock, inevitabilmente interista e ovviamente bislungo sino al midollo.

Se venite, non mettete in ordine. Lasciate tutto così, con quel caos organizzato, che è il mio caos organizzato.  Se volete lasciate traccia di voi. Avrete risposta, ma non soddisfazione. Nel 2016 non faccio duelli. E’ l’anno della scimmia. Nell’anno della scimmia nessun duello. Il mio karma lo vieta. Fatevene una ragione.

Dove vado?  Mi attende l’eternità e come potete capire, chi sono io per negarmela e soprattutto negarla ad Artemisia, la mia ?

Ci rivediamo tra qualche giorno.

Fate i bravi se potete e o  volete. Altrimenti fate voi. Ciao !!!

Vagabondando

Avendo ripreso la vita virtuale che mi sono scelto, non ho perso il vizio di vagabondare senza scopo tra i vari blog. Un po’ per rendermi conto di dove sono finito e un po’ per soddisfare la curiosità che mi alberga. Ora è capitato sicuramente anche a voi di aprire la pagina iniziale di WP e tralasciando quella istituzionale in inglese e soffermandosi su quella in italiano, vi sarete accorti che i nomi che circolano sono spesso i medesimi. Nulla di nuovo. Anche su Splinder gli avatar di mezza pagina i così detti” amici connessi” erano spesso i soliti. La differenza sostanziale sta nell’appetibilità giornaliera dei post. Sarà che WP s’ispira, a mio parere, a una sorta di omnibus magazine e chi si è guadagnato i titoli d’apertura, sicuramente, l’ha fatto con impegno encomiabile, comunque sta di fatto che i nomi sono di solito quelli. Fin qui mi sta bene, nulla da eccepire, anche perché da buon ultimo arrivato pretendere certa visibilità significherebbe alimentare un “ego abnorme” che non mi sono mai cucito addosso. Né tanto meno lo voglio fare ora.

Piuttosto è stato interessante leggere dieci buoni motivi per non diventare scrittori a quest’indirizzo: http://alessandrogirola.me/ (Plutonia Experiment – quantum blog).

Un sagace, ironico e per certi aspetti caustico decalogo sui danni che ci si procura nell’intraprendere la carriera dello scrittore.

Illustrando con lievi pennellate di parole i pochi alti, ma con dovizia di particolari le sciagure che occorrono quando si decide di diventare eroi della carta stampata.

A questo punto, mi son sentito un formicolio alle dita. Il commento era un’occasione troppo ghiotta, per lasciarlo formicolare sui polpastrelli.

Quindi mi sono detto, dopo aver letto con calma anche quelli degli altri, che commento posso lasciare?

La solita banalità riguardo all’ironia e il sarcasmo con cui è stato stilato il decalogo, ponendo l’accento sui punti più irriverenti e quindi meritevoli di lodi? Oppure rimanendo sul vago, plaudire una simile iniziativa, rimarcando che tutti hanno voglia di quindici minuti di notorietà?

Forse è meglio, mi son detto, un bel “pippone” contro gli sciacalli, che si aggirano sempre intorno allo scrittore.

Vuoi gli editori, che per la troppa concorrenza, pure spietata, non son disposti che a cedere miseri guadagni a chi ha sofferto e penato per mettere insieme un libro. Vuoi i velenosi detrattori, critici che di fronte al bel libro, cercano nelle pieghe più nascoste del racconto e dello stile eventuali falle, piaghe foruncoli anche, così da poter esprime tutto il loro disappunto, la severità con cui si ammantano e perché no anche quella cattiveria gratta e meschina di cui sono imbevuti. Loro non riescono o non sono riusciti a pubblicare se non qualche rigo e con molta fatica e adesso devono censire e leggere, chi ha trovato consenso nel mondo editoriale. Non solo è anche ad un passo, possibile, dal trionfo, dal successo, dalla notorietà, che per vari motivi è sfuggito loro.

In un secondo tempo mi son chiesto se fosse meglio un altro tipo di “pippone”. Orientato più sull’estetica del successo, sulla sua inevitabilità, data la validità dell’opera in esame. Di come il successo sia inviso da molti e da tutti agognato. Da quello è altrettanto inevitabile parlare di guadagni e della loro liceità. Stigmatizzando infine tutti quelli che pur avendocela fatta, rifiutano di allungare una mano a chi sta faticando per emergere. Così da negare loro per primi l’estetica di cui sopra.

Così non è stato.

Mi sono chiesto innanzitutto se lo scrivere fosse l’unico mezzo sostenibile di sostentamento. A dire: scrivo perché è mia intenzione vivere di quel mestiere e quindi sono disposto e disponibile ad affrontare tutte le inevitabili disgrazie che mi si pareranno innanzi. Editori micragnosi, critici meschini, amici invidiosi, ma anche editori illuminati, critici attenti, seppur severi nella loro giustizia, amici fedeli e disponibili a supportare, a rincuorare. Tanto che rimarranno amici anche nel momento del trionfo.

Oppure scrivo perché mi diverte, perché così mi distraggo alle preoccupazioni della vita che ogni giorno vado ad affrontare. Perché la parola stesa sul foglio di carta o sul supporto informatico, m’infonde quella sicurezza cui tanto aspiro. Chi legge i miei scritti lo fa con la stessa leggerezza con cui li ho compilati. Altrettanta leggerezza la metterà nel giudicarli, indicandomi i pezzi migliori o quelli da gettare. Senza che questo vada a inficiare sui rapporti. Scrivere insomma per divertimento e leggere con altrettanto gusto le cose degli altri. Punto.

Personalmente credo di aver applicato questo stile. Scrivo per divertimento e mi sono accorto che voi vi divertite a leggere le mie fantasie. Di questo sono grato e ciò mi basta

In quanto al decalogo dello scrittore, rimane uno dei tanti che il mondo ci ha propinato, ci propina e continuerà a farlo. Da una parte l’uomo desidera avere una guida, soprattutto se non ha la forza o la voglia di porsi innanzi a tutto e tutti. Dall’altra un aiuto è sempre ben gradito, soprattutto se questo apre la mente e gli occhi verso errori che potremmo in parte commettere. Un’ancora di salvezza non fa mai male.

Chi ha deciso di essere scrittore e di vivere di quello, sa cosa va incontro e se ne assume le conseguenti responsabilità e dunque non dica di non avere saputo.

Altrettanto lo sanno chi scrive per la propria e l’altrui gioia.

Il resto è il nostro personale viaggio.

 

ps: a proposito di viaggio. La terza parte è in cantiere. Dopo “Il Cammino delle Verità” e le “Inutili Tracce”, sta nascendo “Sentieri Incrociati”.

Adesso lo sapete e quindi sapete anche le misure da prendere conseguentemente.

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