CapeHorn

… Noi felicemente pochi. Noi questa banda di fratelli. Che mettono la faccia dove gli altri non mettono neppure un piede. – It ain't over till it's over

Archivio per la categoria “Viaggi e basta”

Assenze

Cari ragazze e ragazzi mi assento un attimo. Diciamo un po’ di più. Qualche giorno. Vado e poi torno.

Fate i bravi in mia assenza, perché io vado via, ma l’Ufficio Facce rimane e lui sa dove abitate.

Non mettete in disordine e coccolate il gatto se passate.

Ah, l’ultimo chiuda la porta e spenga la luce.

Ci vediamo la prossima settimana.

Ciao

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Per poi tornare

Ritornare e raccontare o provare a farlo in un afoso pomeriggio d’agosto. Con la testa un po’ vuota e la paura del foglio bianco. Quest’anno poi con meno idee e quelle poche, confuse più del solito. A chi dare la precedenza? Alla cronaca del pellegrinaggio? Come raccontare in poche righe cinque giorni vissuti sotto l’incalzare degli avvenimenti che si sono succeduti. Come raccontare delle parole ascoltate e dette.? Quali immagini utilizzare per gli sguardi, le occhiate o semplicemente le occasioni incontrate? Toppe e tutte arrivano alla mente insieme, come un’onda di marea, anzi di più: una mareggiata. Forse avrei dovuto tenere un diario, ma avrei dovuto scriverlo ogni giorno, ogni notte, rubando al poco sonno, quei momenti descrittivi, ma che non avrebbero reso di certo, gli attimi vissuti. Ci sono esperienze che devi vivere sulla tua pelle e mi rendo conto che le mie poche idee, non aiutano a rendere giustizia di quel che ho vissuto. Eppure, al di là della fatica provata, delle cose compiute e lasciate in sospeso o non fatte, rimane più che il ricordo, il proposito di ritornare. Per chiudere un discorso, per aprirne un altro, per ascoltare meglio e con più attenzione parole che ci sono giunte alle orecchie, cui non abbiamo dato il peso dovuto. Troppo distratti dal fare il pellegrinaggio, piuttosto che viverlo. Dimentichi del detto benedettino “Ora et labora”. Naturalmente c’è chi vede e provvede. Non importa se il provvedimento non arriva nei tempi giusti, oppure quando meno te lo aspetti. So da molto che i miei disegni sono così lontani e diversi da quelli del buon Dio, che mi stupisco ancora di riuscire a comprenderli. Quello che non ho fatto a Lourdes, l’ho fatto nei tre giorni appena passati, tra domenica e mercoledì. Non mi sento in pari, ma almeno ho recuperato un po’ il divario e sono più sereno.
Altro da aggiungere non c’è, forse perché è veramente vacanza. D’idee più che altro, di voglia di raccontare per filo e per segno tutto, ma proprio tutto quanto è successo. Perché é successo tutto e niente. Perché sono stato spettatore, più che protagonista o forse perché quanto è accaduto è stato un dono e a volte un pizzico di pudore non guasta.
Consentitemi ancora una cosa … ciao Francesca, un sorriso grande sotto un velo azzurro, consumata dal troppo amore. Un vuoto grande, ma pieno di un grande esempio d’amore per tutti noi.

Sì … viaggiare

Ormai mancano una manciata di ore e poi parto. Datosi che sono in ferie (Chi ha detto  … e chissene frega! Ehhh?) corre obbligo anche quest’anno partire, viaggiare, andare oltre i confini del paese. Superare distanze geografiche, ma anche culturali, sentimentali. Andare oltre insomma.

A pensarci  bene il viaggio è giornaliero, attraversiamo la nostra esistenza muovendoci da un punto all’altro dei luoghi a noi conosciuti, sia fisici che dell’animo. Andiamo verso qualcuno o qualcosa e da altrettanto proveniamo. A volte è importante il luogo, a volte è solo un leggero viaggio emozionale, comunque sia mettiamo un piede avanti all’altro. Metaforico o meno mutiamo la nostra presenza nello spazio con il conseguente consumo di tempo ed energia e affido a chi sa di matematica e fisica il compito di illustrarci, con calcoli alla mano, a quale dispendio andiamo incontro.

Diciamo che lascio il compito delle vacanze e lascio pure la più ampia possibilità di giustificazioni, nel caso che questo compito non sia eseguito. Mi raccomando solo giustificazioni fantasiose, improbabili, surreali, grottesche anche.

Va bene … parto, ma dove vado?Solatia spiaggia cubana. Ovvero desolata landa, di un sognato profondo Nord?Pensione “Miramare” in uno dei comuni divertimentifici di questa nostra penisola? Oppure sarà “ Il covo del camoscio ballerino”, inventata pensione famigliare in quota … Alpi? O sono meglio i più semplici e confortanti Appennini? Chi lo può dire.

Per scoprirlo occorrerà mettere, per l’appunto, un piede dopo l’altro. Visto però, che per scrivere queste poche ed insulse righe i miei due neuroni , Tranzo e Sciallo, si stanno accapigliando, non certo per aiutarmi, bensì per vedere chi risulterà primo nel riposo più assoluto, sarò costretto a rivelarvi e subito la destinazione, prima che l’irreparabile accada. Irreparabile, nel senso che si perda del tutto il senso di questo intervento, già abbastanza segnato dall’insulsaggine. Sono proprio alla frutta, come è costume dire. Poche idee, confuse, imbarazzanti e sottoposte al voglio di una recensione spietata, che sfocia, la maggior parte delle volte, in una censura oscurantista, della più bell’acqua. Ho quello che si dice: il vuoto. Leggo gli scritti degli altri e ne rimango colpito, nel senso che do poderose craniate agli spigoli di casa, pensando chi anch’io avrei potuto scriverli. Anch’io avrei potuto dar sfoggio di parole e temi interessanti, mentre ora posso solo osservare un deserto d’idee. Mio, personale.

Qualcuno potrebbe con causticità, osservare che non è da tutti possedere un deserto e che dovrei esserne felice. Il deserto non è solo uno scatolone pieno di sabbia, dove un sole feroce la fa da padrone, dove abita la fata Morgana (Beate lei e chissà com’è abbronzata!) dove strane e bizzarre cerature vivono la loro esistenza, perfettamente adattati al luogo e al clima. Non è quello il mio deserto. E’ un vuoto, un’assenza; è forse anche una scusa, un alibi o più semplicemente il sintomo di una stanchezza generale.

Non sempre si riesce a stare sul pezzo, diamine. Non sempre si è pronti a ribadire sulla carta, ciò che suggerisce la mente, rapportandosi con la realtà. A volte non è il momento e si sa ogni lasciata è persa. A volte frigge, tumultua, ma non trova la via, il pertugio per scaturire. A volte un certo pudore ci fa rimanere distanti e meditiamo se e in che modo procrastinare sia la cosa migliore, perdendo così l’occasione, il famoso raggio verde.

In somma meniamo il can per l’aia, come sto facendo io, rincorrendo brandelli, simili a sputazze, di pensieri lasciati liberi di vagolare nella mente. Gironzolano con le mani nelle tasche delle mutande e quelle, neppure d’orbace d’ordinanza, così a me care.

Allora parto, venerdì, verso le tredici e quindici e vado …. a Lourdes. Dove altri.

Anche quest’anno, finalmente il pellegrinaggio. In queste poche ore che mi separano dalla partenza spero di trovare il “mio” tema. Perché ci vuole un tema personale, che s’inquadri o meno nel tema del pellegrinaggio. Credo che ciascuno di noi debba averne uno personale, che possa seguire in ogni momento, soprattutto al di fuori di quell’ufficialità necessaria al governo di un gruppo di pellegrini. Ci sono è vero orari e scadenze, perché il pellegrinaggio è una rotella dell’ingranaggio, però riuscire a ritagliarsi un momento, fa la differenza, da un senso di maggior pieno, è un valore aggiunto. Qualcosa succederà e può anche darsi che capiti mentre sarò in viaggio o sarò lì; oppure chissà può essere anche la ricerca del tema, proprio il tema personale di questi giorni così intensi.

Quindi vi saluto fin d’ora. Lascio le chiavi nel solito posto, mi raccomando, in mia assenza fate i buoni … se potete. Il gatto è in buone mani, comunque due coccole non guastano mai, sempre che riusciate a trovarlo. Non serve bagnare le piante. Penserò anche a voi.

Ci risentiamo ad agosto.

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